Le carte del monastero femminile di S. Maria in Valle di Cividale

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Elena Maffei

Il Monastero di S. Maria in Valle di Cividale è, insieme con S. Maria di Aquileia, la maggiore fondazione monastica femminile del Friuli medievale. Nella percezione comune il giudizio fa leva sull’intatta consistenza del grandioso complesso edilizio, che occupa un largo settore dell’antica “Città”, oppure sulla suggestione che deriva dall’oratorio di S. Maria (il cosiddetto “Tempietto longobardo”). In storiografia si è scritto soprattutto sul problema delle origini del monastero di S. Maria. Scarso o quanto meno episodico, invece, è stato l’utilizzo della raccolta delle pergamene monastiche, che costituisce uno dei maggiori depositi documentari di età medievale del Friuli. Intende valorizzarla questa edizione, benché limitata a una breve porzione della storia di S. Maria in Valle: il secolo XIII con poche sparse anticipazioni. Dalla documentazione risulta un’istituzione matura, che vantava una presenza di primo piano nel panorama dei poteri patrimoniali e giurisdizionali dell’area. Il monastero poteva contare sugli introiti derivanti da un’ampia rete di possessi fondiari, sulle largizioni dotali delle monache, sui proventi derivanti dalla gestione di un mulino e di un forno che esse possedevano a Cividale, su lasciti e donazioni devoluti a vario titolo.
 

Elena Maffei, Le carte del monastero femminile di S. Maria in Valle di Cividale (secoli XI-XIII), Udine – Roma 2006 (in coedizione con l’Istituto Storico Italiano per il Medio Evo), pp. CXXVI, 594 (Fonti per la Storia della Chiesa in Friuli, 9).