Necrologium Aquileiense

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Cesare Scalon

Assieme ai codici e ai documenti del Capitolo di Aquileia, confluiti nella Biblioteca Capitolare di Udine dopo la soppressione del patriarcato (1751), entrò anche il Necrologium della cattedrale aquileiese nelle due redazioni corrispondenti agli attuali codici Udinesi 33 e 34. Al termine “martirologium”, con il quale le fonti coeve definiscono il testo, si è preferito il termine di origine umanistica “necrologium”, usato tradizionalmente anche nella storiografia friulana sulla scia di Bernardo Maria De Rubeis e di Francesco Florio, e divenuto ormai tecnico e familiare agli storici assieme alla parola latino medioevale “obituario” per indicare «una raccolta o registro dove un’istituzione religiosa fa iscrivere nella data in cui se ne fa memoria, i nomi dei defunti raccomandati alle preghiere dei suoi membri». L’importanza di questo testo deriva dal fatto di essere il Necrologio della chiesa di Santa Maria di Aquileia, sede della cattedra episcopale e capitale politica dello stato patriarcale, e dalla sua relativa antichità. I nomi che affiorano dal passato sono quelli di un lungo periodo di storia friulana: nomi di patriarchi e di conti, nobili e soldati, canonici e notai, banchieri e maestri di scuola, ma anche nomi di piccoli proprietari di allodi, di contadini e di servi, che lavorarono le campagne del Friuli, trapiantati molte volte dalla Slavia per ripopolare la regione dopo i saccheggi e le distruzioni del secolo X. All’edizione del Necrologium vero e proprio fanno seguito quattro appendici: i Nomina defunctorum del sec. XII, che rappresenta la fonte più antica del Necrologio stesso; le Ordinationes per decanum et capitulum facte (1330-1339); Disposizioni testamentarie e legati del XIII secolo; Note di manomissione.
 

Cesare Scalon, Necrologium Aquileiense, Udine 1982, pp. XVI, 477 (Fonti per la Storia della Chiesa in Friuli, 1).