La morte non è uguale per tutti. Usi funebri e sensibilità religiose in Friuli nell’età moderna e contemporanea

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Adonella Cedarmas

«Il cimitero si proclama luogo di riposo, si pace e di eguaglianza. È inutile dire che è tutt’altro: specchio della comunità, con le sue articolazioni e contraddizioni; luogo di riproposta delle gerarchie e delle politiche di emarginazione. La morte, anche lì, resta diseguale. Paure e memorie sempre vi si mescolano, così come rimpianto, pietà e discriminazione. La dice lunga il fatto che a Udine in questi mesi si discuta aspramente (raccolta di firme, petizioni, lettere ai giornali, dibattiti, cortei) sull’opportunità di destinare o meno un pezzetto di cimitero urbano – neppure il principale – a un gruppo di tombe orientate verso La Mecca. Evidentemente resta ancora aperta la lunga storia raccontata in dettaglio dalla Cedarmas, relativa agli spazi e alle pratiche di sepoltura dei ‘diversi’: suicidi, giustiziati, aborti, infanti non battezzati, ebrei, riformati, eretici, militari, appestati, e quant’altro era da tenere distinto, confinato, lontano dagli occhi. L’idea di impurità e la paura del contagio non sono categorie antiche, buone soltanto per interpretare sistemi religiosi e sistemi sanitari del passato; sono fra noi, in forme aggiornate, con implicazioni sottili e pervasive».

(dalla prefazione di Gian Paolo Gri)
 

Adonella Cedarmas, La morte non è uguale per tutti. Usi funebri e sensibilità religiose in Friuli nell’età moderna e contemporanea, Udine 2010, pp. 265.