Per la cruna del mondo. Carlo Camucio e Moisé Vita Cafsuto, due pellegrini nella Terra Santa del Settecento

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Adonella Cedarmas

Per molti secoli, dalla distruzione del secondo Tempio di Gerusalemme, la Terra Santa è stata la meta di pellegrinaggi compiuti sia da Cristiani che da Ebrei, i quali hanno affrontato il lungo e pericoloso viaggio spinti da motivazioni diverse, i primi per visitare i luoghi descritti dai Vangeli, e i secondi per ristabilire un contatto con la Terra dei Padri, malgrado la secolare dispersione nei Paesi della diaspora. Il pellegrinaggio cristiano e l’‘aliyyah ebraica fanno riferimento a sistemi di valori e tradizioni diversi: per i Cristiani si tratta di un rito devozionale, penitenziale, mentre per gli Ebrei l’‘aliyyah è essenzialmente un rito di riconoscimento dell’identità ebraica.


Il pellegrinaggio di Carlo Camucio, pur svolgendosi in un’epoca di rinnovamento socio-culturale, si realizza secondo i parametri tradizionali: il pievano di Tolmezzo non sembra incuriosito dalle altre religioni praticate in Terra Santa e osserva nel suo diario un insistente silenzio nei confronti di tutto ciò che esula dal suo itinerario di pellegrino. Il pellegrinaggio di Moisé Vita Cafsuto, uomo di mondo, ma anche osservante delle mitzwot, appare, invece, più moderno e attuale. Nel gioielliere fiorentino sono costantemente presenti le caratteristiche dell’ebreo osservante che santifica il sabato, che visita le tombe dei rabbini famosi, che piange e si lacera le vesti a Hebron, ma anche quelle dell’uomo perfettamente calato nel tempo contingente, nel tempo del mercante che vede, osserva, soppesa, e si lascia affascinare dalle multiformi apparenze della realtà.
 

Adonella Cedarmas, Per la cruna del mondo. Carlo Camucio e Moisé Vita Cafsuto, due pellegrini nella Terra Santa del Settecento, Milano – Udine 2006 (in coedizione con Franco Angeli), pp. 390 (Temi di storia, 77).